SASSICAIA 2016 DOC 75cl – Tenuta San Guido –

650,00 IVA incl.sa
Tenuta San Guido

”  SASSICAIA 2016  “

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  • Vino: Rosso
  • Annata:   2016
  • Denominazione: Bolgheri Sassicaia DOC
  • Vitigno: Cabernet Sauvignon 85%, Cabernet Franc 15%
  • Alcol:       14 %
  • Formato:  75 cl ( 0,75 Lt.)
  • Allergeni:   Solfiti
  • Temperatura di servizio:  16/ 18° C
  • Box: NO

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SCHEDA DESCRITTIVA VINO

Sassicaia 2016

 

Informazioni generali

Nome del vino: Sassicaia 2016
Produttore: Tenuta San Guido
Denominazione: Bolgheri Sassicaia DOC
Tipologia: Vino Rosso Secco
Annata: 2016
Regione: Toscana
Zona di produzione: Bolgheri, Castagneto Carducci – Livorno
Vitigni: Cabernet Sauvignon 85%, Cabernet Franc 15%
Gradazione alcolica: 14% vol.
Formato: 0,75 L
Temperatura di servizio: 16–18 °C
Allergeni: contiene solfiti
Particolarità: il 2016 è una delle annate di riferimento assoluto nella storia recente di Sassicaia, caratterizzata da straordinario equilibrio tra maturità, freschezza, precisione aromatica e finezza tannica. Ha ottenuto 100/100 da Robert Parker Wine Advocate e 100/100 da Falstaff, entrando tra i millesimi più celebrati di Tenuta San Guido.

Produzione e Affinamento

Provenienza delle uve: vigneti di Tenuta San Guido nel territorio di Bolgheri
Altitudine: circa 80–400 metri s.l.m.
Esposizione: prevalentemente Ovest/Sud-Ovest
Terreni: estremamente compositi, con zone calcaree ricche di galestro, pietre e sassi, oltre a componenti argillose
Vendemmia: rigorosamente manuale
Raccolta: iniziata nella prima decade di settembre con il Cabernet Franc e conclusa il 10 ottobre con le parcelle più alte di Castiglioncello
Selezione: accurata cernita delle uve in cantina
Vinificazione: pressatura e diraspatura soffice, seguite da fermentazione spontanea in acciaio inox
Temperatura di fermentazione: circa 28–30 °C
Lieviti: nessuna aggiunta di lieviti esterni
Macerazione: circa 13–15 giorni
Estrazione: rimontaggi e frequenti délestage privilegiando l’estrazione aromatica rispetto a quella tannica
Fermentazione malolattica: in acciaio, completata entro la fine di novembre
Affinamento: 20–25 mesi in barrique, principalmente di rovere francese con una piccola componente di rovere americano.

Il 2016 è stato definito dalla stessa Tenuta San Guido un millesimo “degno di lode”. Le piogge invernali garantirono adeguate riserve idriche, mentre l’estate trascorse senza eccessi termici significativi. Le brezze marine e le notti fresche di agosto contribuirono a preservare profumi e freschezza, permettendo alle uve di raggiungere una maturazione lenta e progressiva.

Analisi visiva

Colore: rosso rubino intenso, profondo e ancora estremamente vivo
Limpidezza: limpido e brillante
Consistenza: importante, con archetti fitti, regolari e persistenti

A dieci anni dalla vendemmia, una bottiglia perfettamente conservata può mostrare ancora una sorprendente giovinezza cromatica, con solo leggere sfumature evolutive verso il granato.

È il primo segnale della straordinaria capacità di invecchiamento del millesimo.

Analisi olfattiva

Intensità: molto elevata
Complessità: eccezionale
Finezza: eccezionale

Il bouquet è profondo, preciso e stratificato.

In apertura dominano cassis, ribes nero, mora, ciliegia matura e lampone, accompagnati da una raffinata componente floreale. Falstaff evidenzia proprio cassis, mora, lampone e una fine componente speziata nella sua degustazione da 100 punti.

Con l’ossigenazione emergono progressivamente cedro, tabacco, grafite, liquirizia, pepe nero, spezie fini ed erbe mediterranee.

Seguono eleganti sensazioni balsamiche e mentolate, con richiami di macchia mediterranea e leggere note di sottobosco.

A questo punto dell’evoluzione il 2016 conserva ancora un’importante componente fruttata, mentre iniziano lentamente ad affacciarsi le sfumature terziarie tipiche dei grandi Cabernet: tabacco, cuoio fine, grafite e terra.

Analisi gustativa

Struttura: importante
Freschezza: eccezionale
Tannicità: fitta, finissima e perfettamente cesellata
Morbidezza: elevata
Sapidità: marcata
Equilibrio: eccezionale
Persistenza: lunghissima

Il palato è probabilmente ciò che rende il Sassicaia 2016 così speciale.

Possiede concentrazione e profondità, ma non è mai pesante. La struttura è attraversata da una freschezza straordinaria che rende il vino teso, dinamico e preciso.

I tannini sono fitti ma finissimi, distribuiti lungo tutto il sorso e perfettamente proporzionati alla ricchezza del frutto.

Robert Parker Wine Advocate ha sottolineato proprio la straordinaria precisione del 2016 e la sua acidità, ritenendola fondamentale per accompagnarne la lentissima evoluzione futura.

Il finale è lunghissimo e progressivo, con ritorni di ribes nero, mora, grafite, cedro, tabacco, erbe mediterranee e spezie.

Valutazione finale

Qualità complessiva: eccezionale
Eleganza: eccezionale
Complessità: eccezionale
Equilibrio: eccezionale
Struttura: molto elevata
Finezza tannica: eccezionale
Tipicità territoriale: molto elevata
Stato evolutivo: ancora giovane, oggi all’inizio di una straordinaria fase di maturità
Potenziale di conservazione: 2045–2050 e potenzialmente oltre, per bottiglie conservate in condizioni ottimali

Il Sassicaia 2016 è una delle annate che consiglierei maggiormente anche in ottica Caveau e collezionismo.

Falstaff gli ha assegnato 100/100, mentre Robert Parker Wine Advocate gli ha attribuito a sua volta 100/100, considerandolo uno dei risultati più importanti della Tenuta e confrontandolo con il leggendario Sassicaia 1985.

Nonostante i dieci anni dalla vendemmia, il 2016 non è affatto un vino arrivato al culmine.

È già magnifico da bere, ma possiede ancora la struttura, la freschezza e soprattutto l’equilibrio necessari per evolvere per decenni.

Abbinamenti gastronomici

Carni rosse importanti: filetto, controfiletto, entrecôte, costata e Chianina
Bistecca alla Fiorentina: uno degli abbinamenti ideali, soprattutto con carne ben marezzata
Brasati: guancia di manzo brasata, brasato al vino rosso e stracotti a lunga cottura
Agnello: carré alle erbe mediterranee, cosciotto arrosto e costolette alla brace
Cacciagione: cervo, capriolo, cinghiale e lepre
Piccione: piccione arrosto, in doppia cottura o con fondo ristretto
Primi importanti: pappardelle al cinghiale, pici al ragù di Chianina e tagliatelle alla selvaggina
Funghi: porcini alla brace, risotto ai porcini e preparazioni di carne con funghi
Tartufo: eccellente con tartufo nero, soprattutto accompagnato a filetto, piccione o selvaggina
Cucina toscana: peposo dell’Impruneta, cinghiale in umido e grandi arrosti
Formaggi: Pecorino Toscano molto stagionato, Parmigiano Reggiano 36 mesi e grandi formaggi a lunga stagionatura

Abbinamento ideale: filetto di manzo con porcini e tartufo nero, capace di accompagnare la profondità del Cabernet senza nasconderne l’eleganza.

Un’altra proposta di altissimo livello è il piccione arrosto con fondo ristretto e tartufo nero: la componente ematica e succulenta della carne dialoga magnificamente con grafite, frutto nero e balsamicità del Sassicaia.

Per una degustazione importante, tuttavia, consiglio di servire il primo calice senza alcun abbinamento, perché il 2016 merita di essere osservato nella sua evoluzione prima di incontrare il cibo.

Suggerimento di servizio

Servire a 16–18 °C utilizzando un calice ampio da grandi Cabernet.

Per una bottiglia da 0,75 L del 2016, consiglio di mantenerla verticale per 12–24 ore prima del servizio, soprattutto se è stata conservata a lungo coricata.

Aprire la bottiglia circa 1–2 ore prima, ma effettuare immediatamente un piccolo assaggio.

Il 2016 possiede ancora molta energia e può beneficiare dell’ossigenazione. Se appare inizialmente chiuso, una decantazione di circa 60–90 minuti può essere utile.

Se invece il bouquet è già perfettamente espressivo, meglio evitare un’ossigenazione eccessiva e lasciare che il vino evolva lentamente nel calice.

Note narrative / Storytelling

Ci sono grandi annate di Sassicaia.

E poi ci sono annate che diventano punti di riferimento nella storia di Sassicaia.

Il 2016 appartiene a questa seconda categoria.

La stagione sembrò costruirsi quasi lentamente intorno al vino.

Dopo un autunno caldo e asciutto, arrivò un inverno finalmente freddo. Febbraio portò le piogge necessarie a ricostituire le riserve idriche del terreno e, quando la primavera anticipò il germogliamento di circa una settimana, le vigne disponevano dell’acqua necessaria per affrontare l’estate.

Poi arrivò il sole.

Ma senza gli eccessi che spesso accompagnano le annate più calde.

Le temperature estive rimasero generalmente regolari e alcuni piovaschi notturni di agosto portarono refrigerio alle piante. Contemporaneamente, le brezze provenienti dal Mar Tirreno contribuirono a creare notti più fresche.

Per Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc significò una cosa fondamentale: tempo.

Tempo per maturare lentamente.

Tempo per sviluppare profumi.

Tempo per costruire tannini maturi senza accumulare eccessivamente zuccheri.

La vendemmia iniziò nei primi giorni di settembre con il Cabernet Franc e continuò parcella dopo parcella fino al 10 ottobre, quando furono raccolte le uve dei vigneti più alti di Castiglioncello.

Ed è proprio questa maturazione lenta che sembra essere rimasta impressa nel vino.

Il Sassicaia 2016 possiede la profondità di una grande annata, ma ciò che lo rende straordinario non è la potenza.

È la precisione.

Il frutto è profondo ma nitido.

Il tannino è importante ma finissimo.

L’acidità attraversa il vino senza mai emergere separatamente.

Ogni elemento sembra avere esattamente il proprio posto.

Non sorprende quindi che Robert Parker Wine Advocate abbia assegnato al 2016 100 punti, arrivando ad accostarlo al mitico 1985, uno dei Sassicaia che hanno costruito la leggenda internazionale del vino italiano.

E dietro questa bottiglia rimane la storia iniziata molti decenni prima.

Quella del Marchese Mario Incisa della Rocchetta, della sua intuizione di piantare Cabernet nei terreni sassosi di Tenuta San Guido e di un vino inizialmente prodotto quasi esclusivamente per il consumo familiare.

Poi arrivò il 1968, prima annata commercializzata.

Sassicaia contribuì a cambiare la storia di Bolgheri e del vino italiano, fino a raggiungere qualcosa di unico: una propria denominazione, Bolgheri Sassicaia DOC.

Il 2016 è uno dei millesimi che meglio spiegano perché.

Oggi può già regalare una degustazione memorabile. Ma aprirlo adesso significa probabilmente assistere soltanto a una parte della sua storia.

Con altri dieci o vent’anni di cantina, il cassis e la mora potranno lentamente trasformarsi in grafite, tabacco, cuoio, sottobosco e balsamicità, mentre quella straordinaria freschezza continuerà a sostenere il vino.

Per questo il Sassicaia 2016 non è semplicemente una grande bottiglia da bere.

È una di quelle bottiglie che vale la pena custodire nel Caveau e lasciare al tempo.

 

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